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Le Vesti del Perdono

Le Vesti del Perdono
Il progetto della ricostruzione dei costumi della miniatura di Donizone, dedicata al Perdono di Canossa

Costume storico

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Questionario sulla rievocazione storica ed il costume.
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Matilde e l’Impero. Le Vesti del Perdono

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Perché riprodurre questi costumi?

La scelta delle fonti per la riproduzione dei costumi

Le tecniche utilizzate nella riproduzione dei costumi

Fonti bibliografiche

    Manoscritti consultati

    Bayerische Staatsbibliothek

    Biblioteca di Bamberga - Staatsbibliotek Bamberg

    Libri

    Siti internet

 

Perdono di Canossa, folio 49r tratto dal Vita Mathildis di Donizone di Canossa. Biblioteca Apostolica Vaticana, Ms. 4922. Fonte immagine: WikipediaPerché riprodurre questi costumi?

Si è scelto di riprodurre i costumi dei due principali protagonisti, Matilde di Canossa ed Enrico IV, Imperatore, per dare una nuova testimonianza del costume altomedievale sul quale ci sono molte meno fonti, specialmente del periodo matildico, rispetto ai secoli successivi del Medioevo. Di Matilde di Canossa ed Enrico IV si sa veramente poco, eccetto quello che dicono le fonti più sicure ma non si hanno troppi loro ritratti dell’epoca o loro rappresentazioni che ci consentano di avere un’idea più precisa di chi erano realmente, com’era la loro società e soprattutto come ci si vestiva nel periodo in cui vissero e governarono. Il vuoto d’informazioni non è dovuto solo alla mancanza di fonti scritte, ma anche di fonti iconografiche e artistiche oltre che archeologiche (tessili, ad esempio) e sono pochissime le rievocazioni che celebrano Matilde in Italia, concentrate per lo più nella regione emiliana. Non solo, spesso i costumi delle miniature di Donizone, definite già dagli studiosi come rozze e semplicistiche, sono spesso riprodotti in modo errato tanto da diventare asincroni rispetto al periodo rappresentato, ma sono anche, talvolta, tradotti come costumi estremamente semplici quando sia i manoscritti miniati antecedenti (ottoniani e carolingi) sia quelli coevi (XII secolo, essendo che il manoscritto è stato realizzato tra il 1115 e il 1116) mostrano costumi solo all’apparenza semplici, ma in realtà tutt’altro che facili da realizzare e ornare, ricamare. Altra ragione che ha avvallato la decisione di riprodurre i costumi storici della miniatura nel modo più fedele possibile, è anche il simbolismo rappresentato dai colori scelti per vestire i due protagonisti della vicenda. Non si sa se il miniatore ha intenzionalmente voluto dare un messaggio interpretabile in diversi modi sul legame tra Matilde ed Enrico o se sia semplicemente una coincidenza dovuta alla mancanza di creatività del disegnatore e alla scarsità di colori, poiché nell’intero codice Vita Mathildis i colori sono sempre circa gli stessi usati per tutti i costumi. Il manoscritto è attualmente il solo dell’epoca in cui fu realizzato (non fa testo la copia trecentesca) che documenta la scena del Perdono o Umiliazione di Canossa. Realizzare i costumi non è stato facile, ma una forte motivazione è stata al centro della riuscita del progetto che durerà molti mesi.

 

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La scelta delle fonti per la riproduzione dei costumi

Il periodo cosiddetto “canossiano” è un ampio lasso di tempo che abbraccia oltre un secolo di storia tedesca e dell’Italia settentrionale, precisamente dalla fine della prima metà del X secolo al primo quarto del XII secolo. Le fonti che documentano questo periodo sono numerose e di diversa natura: le fonti scritte sono principalmente documenti di natura giuridica ed ecclesiastica come lasciti, testamenti, cessioni, donazioni, ecc; e manoscritti, per lo più di provenienza tedesca, taluni riccamente miniati, tra i quali si annoverano soprattutto quelli della dinastia ottoniana, enriciana e corradina. Il manoscritto scelto per la riproduzione dei costumi è il Vita Mathildis di Donizone di Canossa, nel quale, al folio 49r, si trova la miniatura in cui è rappresentato il Perdono di Canossa in cui Enrico IV per intercessione di Matilde e dell’Abate di Cluny chiese il perdono al Papa, Gregorio VII (al secolo, Ildebrando di Soana, non presente nella miniatura). Il manoscritto miniato è stato definito, dai più, realizzato con uno stile rozzo e quasi incolto essendo stato presumibilmente scritto da Donizone in persona, ad imitazione dei codici miniati tedeschi e pregiati provenienti però da altri scriptoria che potrebbe aver visionato di persona senza avere però il tempo per coglierne tecniche di realizzazione e dettagli. Sempre del XI-XII secolo si ricorda l’Evangeliario di Matilde di Canossa, oggi costudito presso il Museo Diocesano dell’Abbazia di Nonantola (Modena) che riprende come i manoscritti tedeschi lo stile altomedievale dei codici carolingi ed ottoniani soprattutto. Il codice Vita Mathildis, datato al primo quarto del XII secolo, fa riferimento personaggi ed eventi precedenti e non coevi al momento della realizzazione del codice, di cui per altro l’autore non fu testimone diretto. Non mancano ipotesi secondo le quali Donizone avrebbe preso ispirazione per la sua opera da autori coevi o precedenti nel realizzare un poema epico, ideologico e soprattutto simbolico dedicato alla sua eroina. La faziosità del testo, che esalta i Canossa o meglio, gli Attoni di Canossa, e ne descrive virtù e gesta in modo quasi logorroico, cela in realtà tanti fatti storici, soprattutto di natura politica e privata che altri autori invece non si sono fatti scrupolo – quale che sia il motivo o l’intenzione – di raccontare. Il lacunoso testo è comunque generosamente compensato dalle fonti tedesche, talvolta smentito in modo quasi imbarazzante da fonti successive e da solo non è purtroppo sufficiente per testimoniare in modo sicuro e obiettivo oltre un secolo di storia medievale locale ed europea. Nonostante la sua lacunosità, anche nel rappresentare eventi e personaggi nelle miniature [1], è stato scelto per una particolare miniatura, forse la più celebre: quella del Perdono di Canossa, che non si limita a rappresentare l’evento in sé, in cui Enrico IV cerca di riconquistare l’appoggio della Chiesa nella sanguinosa lotta alle investiture e il sostegno della sua parente e vassalla Matilde di Canossa. La scena rappresentata è conosciuta anche in altro modo, dagli storici, con connotati negativi e forse più vicini alla realtà perché più che un perdono, fu una vera e propria umiliazione alla quale Enrico fu costretto per amore o per forza a sottomettersi per salvare la propria posizione. Il simbolismo della scena va tuttavia oltre alle ragioni politiche dell’evento, poiché le due figure più importanti sono illustrate attraverso il vestiario, si completano, nel rappresentare simbolicamente non solo un legame di vassallaggio e di parentela, ma forse qualcosa di più che nessuno ad eccezione di un’autrice contemporanea ha osato rivelare [2]. Se l’intento era solo rappresentare un evento storico così come fu perché rappresentare Enrico con vesti regali e non come un rozzo penitente col capo cosparso di cenere? Enrico è invece rappresentato con vesti regali e la corona in testa, il mantello è azzurro (colore araldico) come la veste di Matilde, mentre la tunica è verde come il mantello di lei. Essi si completano come un feudo con il regno di cui fa parte e al quale deve rendere conto, dal quale dipende la sua autonomia e amministrazione. Non ci si può limitare a pensare che Donizone avesse scarsa fantasia, cosa probabile, o che non avesse a disposizione uno scriptorium ben fornito, anch’esso probabile. Donizone ha intenzionalmente rappresentato un legame tra Matilde ed Enrico.

 

Difficile credere che l’Imperatore abbia realmente trascorso tre giorni e tre notti tra neve e gelo, scalzo e quasi nudo in un’epoca in cui anche un banale raffreddore era letale, per non parlare del rischio del congelamento. Difficile credere che Matilde sia stata così super partes in quella lotta dove era tra incudine e martello da limitarsi a fare solo da mediatrice e che sia stata indifferente ad una punizione che andava oltre al suo intento simbolico e politico. Le fonti riportano chiaramente che tra Matilde e Papa Gregorio VII fin da prima della sua elezione non vi era solo un rapporto politico e spirituale, ma anche personale sul piano dell’amicizia e della stima. Le fonti antipapiste vanno ben oltre scadendo nelle più perverse volgarità, colpendo la stessa Matilde; mentre le fonti anti imperiali si limitano ad umiliare la vittima di tante crudeltà e autore di altrettante atrocità, ma nessuna fonte va oltre. Nessuna fonte anti imperiale tocca la mediatrice che Donizone vedeva a tutti i costi come una pia e santa donna, il cui reale ruolo in questi giochi di potere è ancora tutto da chiarire. Possibile che Matilde sia rimasta indifferente e impassibile davanti ad un uomo, un parente e il suo Re da lasciarlo rischiare la morte per gelo solo in virtù dell’amicizia che lo legava al di lui avversario? Possibile che Enrico abbia accettato tutto questo senza battere ciglio pur di salvare la corona e l’Impero, ingenuamente, mentre alle sue spalle già si organizzava l’elezione di un altro quale imperatore fedele alla Chiesa?

 

Forse la messa in scena da parte di Enrico IV nel ruolo di penitente ci fu davvero, in parte vi fu costretto: doveva mostrarsi pentito, ma con limiti ben precisi ed è difficile credere che al momento dell’ufficiale revoca da parte di Gregorio della scomunica (Gregorio non è nemmeno rappresentato, al suo poto vi è invece Ugo di Cluny [3]), Enrico vestisse realmente da straccione perché il perdono e la revoca non la doveva ricevere solo l’uomo, il cristiano ma l’imperatore del Sacro Romano Impero, con le sue insegne del potere, la corona (rappresentata). Era l’Impero in quel momento a inchinarsi davanti alla Chiesa, chiedendo il perdono per tutto, anche se davanti a tutti appariva come l’uomo che si pentiva, il cristiano e il Papa, in quanto sacerdote, non poteva in alcun modo negare l’assoluzione ad un vero penitente, tanto più quando davanti al pentito Enrico, molti si commuovono e iniziano a premere per la grazia. Assolvere Enrico significava dover rimuovere la scomunica e quindi riabilitare non solo il cristiano ma anche l’Imperatore, la sua carica. Gregorio VII molto probabilmente in cuor suo – non potremo mai averne certezza – doveva aver ipotizzato il fraudolento comportamento di Enrico e forse per via delle numerose pressioni, concesse il perdono come sacerdote, ma non precisò mai la riabilitazione di Enrico a Imperatore, richiamando i di lui vassalli a prestargli nuovamente giuramento di fedeltà [4]. L’incontro di Canossa fu in parte pilotato da molti che per varie ragioni avevano interessi precisi (più o meno nobili) in quell’incontro e in parte fu anche per volere del caso, perché le due parti si mossero quasi contemporaneamente sul territorio italiano per farsi in realtà la guerra. Le intenzioni pacifiste di Matilde sono cantate da Donizone, ma la realtà storica è molto meno romantica. Se ci fu davvero una rischiosa messa in scena, nel ruolo del penitente da parte di Enrico, nel gelido inverno del 1077, è lecito supporre che forse qualcuno tenne in vita l’imperatore ad insaputa del suo nemico, non solo per pietà umana, ma piuttosto per tentare anche una riconciliazione che andava incontro ad interessi specifici propri e non necessariamente politici.

 

Dopo l’umiliazione e il perdono vi fu il tradimento di tutti verso tutti con conseguenze catastrofiche: nessuna delle due parti aveva probabilmente mai avuto intenzione di rispettare gli accordi fatti a Canossa, quando tutti erano ancora lì a guardare il figliol prodigo che tornava al padre, un padre che avrebbe ben volentieri immolato il capretto se l’umiliazione fosse stata davvero sincera, e che si ritrovò invece un caprone ancora più ribelle di prima. Enrico IV non si vide revocare la risoluzione degli obblighi di fedeltà e quindi la deposizione, e capì che alle sue spalle già si preparavano le daghe, attente a colpire. I nobili tedeschi in realtà devono aver approfittato delle mosse del Papa per tentare di liberarsi, forse con l’appoggio di simoniaci, di un imperatore scomodo, patetico e forse anche debole. Non avendo revocato la deposizione, Enrico rimaneva un cristiano assolto e nulla più, per questo i nobili si affrettarono a far eleggere il nemico numero uno dell’Imperatore: Rodolfo di Svevia [5]. Da Canossa non venne la pace, ma una serie di eventi che peggiorarono la guerra e portarono prima ad una seconda scomunica a Enrico IV e al Sacco di Roma del 1084 [6]. La situazione che si venne a creare si risolse solo con la caduta, agli inizi del XII secolo, di un Enrico IV ormai folle, solo e dimenticato che dovette cedere al figlio Enrico V il posto nella storia che andava mutando. La miniatura del Vita Mathildis non simboleggia solo l’umiliazione o il perdono, la mediazione e la sottomissione, il ristabilire l’ordine dei legami e dei vincoli di fedeltà come se nulla fosse mai successo prima, ma simboleggia anche un legame ben preciso che tra Enrico e Matilde doveva esserci e che la storia non ha dimenticato, un legame che fu tradito e le cui conseguenze furono anche peggiori delle cause che avevano portato a Canossa. Oltre alle ragioni politiche e religiose la miniatura celebre simboleggia anche una storia personale, che fa parte del privato, di cui Donizone probabilmente era venuto a conoscenza e della quale ha, più o meno consapevolmente, lasciato indizi anche se il suo intento fosse stato rappresentare solo un legame di vassallaggio. Alla morte di Matilde il suo immenso territorio fu spartito tra Impero e Chiesa e con la sua morte per molte famiglie si crearono le premesse per salire di importanza nella società medievale che andava evolvendosi.

 

La miniatura del Vita Mathildis scelta per la ricostruzione dei costumi, così come le altre del manoscritto, rappresenta un vestiario molto diverso da quello testimoniato invece, almeno per quanto riguarda i tessuti, dalle fonti archeologiche come i frammenti tessili dove nella trama sono presenti motivi ripetuti in cui figurano allegorie, animali mitologici e simboli religiosi ma anche pagani, geometrie di diverso genere a seconda della cultura influente nel territorio di origine. I tessuti del vestiario di Enrico e Matilde sono semplici e decorati solo nelle bordure dei mantelli e delle maniche come accade nel vestiario rappresentato nei manoscritti carolingi ed ottoniani, ma anche in quelli enriciani e questo avvalla l’ipotesi che Donizone abbia avuto modo di osservare questi manoscritti cogliendone i tratti essenziali, ma senza riuscire ad imitarli. Anche il taglio delle vesti maschile e femminile così come i copricapi e il modo di portare il mantello è rappresentato in modo simile nei manoscritti coevi tedeschi e svizzeri consultati in questa occasione. Le donne sono rappresentate con lunghe vesti e mantelli bordati con galloni ricamati o impreziositi con pietre e perle, dalle lunghissime maniche svasate. In testa portano un velo tenuto fermo con delle spille ad un soggolo non sempre chiaramente rappresentato o da una sorta di corona circolare, probabilmente realizzata in tessuto ricamato rinforzato internamente da cuoio, quando non erano corone metalliche di semplice fattura. Sotto la tunica lunga è rappresentata spesso una tunica con maniche più aderenti, di colore chiaro usata come tunica intima. Le vesti maschili sono tuniche dalle maniche lunghe e strette ai polsi e dal gonnellino svasato, di lunghezza varia che copre la camicia testimoniata dalle fonti scritte e non sempre da quelle iconografiche.

Per le decorazioni del vestiario si è scelto di usare in parte il Vita Mathildis, per la bordura del mantello di Enrico e del mantello di Matilde. La decorazione scelta per il mantello di Enrico IV è la stessa usata nella pagina 19r (simile a quelle degli archi delle pagine miniate degli Evangeliari tedeschi coevi); mentre quella del mantello di Matilde non essendo nitida nel foglio 49r si è scelto di realizzare una decorazione di base fedele a quella della miniatura, ma per i dettagli si è scelto di riprodurre (anche per via della disposizione degli elementi) le rappresentazioni della copertina frontale in oro e pietre del Evangeliario di Enrico II (XI sec.; BSB Clm 4454, Bayerische Staatsbibliothek).

Per quanto riguarda invece le bordure delle tuniche superiori, nella tunica di Matilde la decorazione è abbastanza evidente ed è costituita da una geometria oro a fondo rosso che si ripete in orizzontale similmente ad un tessuto, di molto successivo e di fattura islamica, appartenente ad un frammento di vestiario attribuito a Guido di Lusignano, custodito oggi presso il Museo di Lyon. Decorazione del tutto analoga è invece riscontrata nella Finestra Aurea del Duomo di Pisa.

 

Nel caso della tunica di Enrico IV, invece non è possibile stabilire il tipo di decorazione che sembra assente così come nel costume di Matilde, specie nel bordo inferiore della tunica. Si è allora deciso di confrontare l’immagine con quelle di manoscritti coevi e antecedenti, delle dinastie ottoniana ed enriciana dove le tuniche sia maschili sia femminili, ma specialmente le prime, sono decorate lungo tutti i bordi, con galloni ricamati e impreziositi talora con perle e pietre preziose. La tunica di Enrico non è ben visibile essendo egli avvolto nel mantello nella miniatura, mentre in quella di Matilde è assente il gallone lungo l’orlo della gonna. Si è quindi pensato di decorare le due tuniche di Enrico IV utilizzando i motivi a medaglioni tipici dei tessuti dell’epoca, ma apponendo al loro interno le decorazioni del manoscritto Harley MS 2821, XI secolo.

 

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Le tecniche utilizzate nella riproduzione dei costumi

Per la riproduzione delle tuniche si procede secondo il metodo tradizionale che prevede prima il disegno del modello su tessuto e il successivo taglio e assemblaggio dei due diversi lembi, essendo lo shantung verde chiaro della tunica superiore, più piccolo e corto e non consente un unico taglio di un unico elemento. Sulla tunica superiore seguirà il montaggio delle maniche e dei galloni con il tessuto più scuro. Per l’abito di Matilde s’intende invece procedere con un unico taglio di un unico pezzo dal tessuto, incluse le maniche svasate, sul cui orlo verrà montato il gallone rosso, ricamato in fase precedente. Per i due mantelli si procede ad un unico taglio di mantello semicircolare di ampiezza circa 300 cm per 150 di altezza. Sul mantello di Enrico, dopo inserimento di tessuto in sbieco per orlo, si procede alla realizzazione della fascia rossa applicata sulla lunghezza, ricamata anch’essa in fase precedente. Per il mantello di Matilde si procederà invece alla realizzazione del campione della sinopia del ricamo degli archi e al loro ricamo con filo in oro, a punto catenella. La fascia in tessuto oro, invece, verrà ornata e ricamata come il motivo indicato nella documentazione delle fonti in filo oro con aggiunta di pietre rosse.

 

Fonti bibliografiche

Manoscritti consultati

Bayerische Staatsbibliothek

  • Evangeliar Ottos III. - BSB Clm 4453 (1000)
  • Fuldaer Sakramentar, BSB Clm 10077
  • Pericopio di Salzburg – Clm 4454
  • Perikopenbuch Heinrichs II. - BSB Clm 4452, Reichenau, ca. 1007 – 1012
  • Sakramentar Heinrichs II. - BSB Clm 4456 (1002-1014)

 

Biblioteca di Bamberga - Staatsbibliotek Bamberg

 

  • Ba <Notar, II.> / Heinrich <Notar, C>: Sakramentar - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Lit.1, Fulda Anfang 11. Jh.
  • Benedictus <de Nursia> / Caesarius <Arelatensis>: Regelbuch aus dem Niedermünster in Regensburg - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Lit.142, Regensburg (St. Emmeram) ca. 990
  • Biblia Sancti Petri Rodensis - Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b85388026 per I e http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8538801s per il II).
  • Boethius, Anicius Manlius Severinus: De institutione arithmetica (Textende unvollständig) - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Class.5, Tours ca. 845
  • Cronica di Ekkehard von Aura – Staatsbibliothek di Berlino, Cod. Lat. 295
  • Eberhardus <Seonensis> / Ba <Notar, II.>: Evangelistar - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Bibl.95, Seeon vor 1012
  • Evangeliario di Enrico II – Bamberg State Library, Msc. Bibl. 95. (Rif. http://bsbsbb.bsb.lrz-muenchen.de/~db/ausgaben/thumbnailseite.html?id=00000056&seite=1&bibl=sbb e info al link: https://www.staatsbibliothek-bamberg.de/index.php?id=1501). Il manoscritto fa parte della serie della Biblioteca Enriciana
  • Evangeliario Harley MS 2821 – Si tratta di un manoscritto quasi anonimo datato al terzo quarto del XI secolo e realizzato probabilmente presso l’Abbazia di Echternach (da cui uscirono altri importanti manoscritti miniati in epoca precedente). Il manoscritto è attualmente ospitato presso la British Library di Londra, Harley MS 2821 (Rif. http://www.bl.uk/manuscripts/FullDisplay.aspx?ref=Harley MS 2821 e http://www.bl.uk/manuscripts/Viewer.aspx?ref=harley ms 2821 fs001r)
  • Gregorius <Papa, I.>: Homiliae in Hiezecihelem - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Bibl.84, [S.l.] Süddeutschland 1. Viertel 11. Jh.
  • Johannes <Apostolus>: Apokalypse und Evangelistar ('Bamberger Apokalypse') - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Bibl.140, Reichenau ca. 1010 (Rif. http://bsbsbb.bsb.lrz-muenchen.de/~db/0000/sbb00000063/images/index.html) –
  • Josephus, Flavius / Rufinus <Aquileiensis>: De bello Iudaico - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Class.79, Reichenau oder Trier Ende 10. Jh.
  • Liturgische Varia - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Lit.6, Regensburg (St. Emmeram) ca. 1000
  • Missale benedictinum ad usum Trecensem – Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 818 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8432307f)
  • Moralia in Iob (Buch 1 - 35) - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Bibl.41 - http://digital.bib-bvb.de/R/FLL3M56YGUXRTXPU3NU3SQQR5IUHTE3J9M7LB8RNMVQPJ2UUNV-01597?func=results-jump-full&set_entry=000005&set_number=003373&base=SBG
  • Notker <Balbulus> / Eccardus <Sangallensis, I.> / Theodulfus <Aurelianensis>: Graduale. Sequentiar.
  • Notker <Balbulus> / Theodulfus <Aurelianensis> / Ba <Notar, II.>: Tonar, Tropar und Sequentiar - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Lit.5, Reichenau 1001
  • Perikopenbuch Heinrichs III – Universitätsbibliothek Bremen Ms. b. 21 (Immagini tratte da Wikipedia, copia digitale non disponibile con consultazione online. Rif. Perikopenbuch Heinrichs III - Bremen Stadtbibl. cod.B.21)
  • Pontifikale Heinrich II/Seeoner Pontifikale Staatsbibliotek Bamberg Msc. Lit. 53 (verificato)
  • Sacramentario de l’égl. de Verdun – Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 18005 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b84324746)
  • Sacramentarium Figiacense – Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Latin 2293 (Rif. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8432468g)
  • Sakramentar - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Lit.1, Fulda Anfang
  • Sakramentar - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Lit.2
  • Salomon <Israel, Rex> / Daniel <Propheta> / Beda <Venerabilis>: Canticum canticorum glossatum. Proverbia Salomonis glossata (Fragment). Danihel glossatus (Fragment) - Staatsbibliothek Bamberg Msc.Bibl.22, Reichenau ca. 1000
  • Vita Mathildis (Acta Comitissae Mathildis) di Donizone di Canossa – Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat.lat.4922 (Rif. http://digi.vatlib.it/view/MSS Vat.lat.4922/0101). Le immagini di questo manoscritto sono protette da copyright e pertanto non è stato possibile riprodurle. La locandina è stata realizzata con una copia della miniatura trovata su Wikipedia e diffusa su tutto il web.

 

Libri

  • Donizone. Vita di Matilde di Canossa. A cura di Paolo Golinelli. Traduzione di Paolo Golinelli. Milano: Jaca Book, 2008.
  • Ferri, Edgarda. La Grancontessa. Vita, avventure e misteri di Matilde di Canossa. Mondadori, 2002.
  • Golinelli, Paolo. Matilde e i Canossa nel cuore del Medioevo. Milano: Camunia, 1991.
  • Harald, Zimmermann. Canossa 1077. Storia e attualità. 2a edizione. Reggio Emilia: E.T.E., 2007.
  • Robinson, I. S. Henry IV of Germany. 1056 - 1106. Cambridge: Cambridge Univeristy Press, 2004.

 

Fonti di Golinelli

  • A. Brachmann, Heinrich IV als Politiker beim Ausbruch des Investiturstreites, in Sitzungsber. d. Akad. der Wiss., Berlino 1927, vol. 32, p. 393-411B.
  • A. Dahlmann, Der Sieg Heinrichs IV in Canossa, Lipsia 1907
  • A. Falce, Documenti inediti dei duchi e marchesi di Tuscia, in Archivio storico italiano, 1928.
  • A. Fliche, La réforme Grégorienne, II, Lovanio-Parigi 1925
  • A. Hauck, Kirchengesch. Deuschlands, III, n. ed., Lipsia 1920
  • A. Overmann, Gräfin Mathilde von Tuscien, Innsbruck 1895
  • Annalium Weissemburgensium continuatio,in Monumenta Germ. Hist., Scriptores,III, Hannoverae 1839, p. 71; S. Guichenon
  • F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile, Parigi 1907, 2 voll.
  • F. Cognasso, Umberto Biancamano,Torino 1937, pp. 117, 124-125, 132;
  • G. Meyer v. Knonau, Jahrbücher des deutsches Reiches unter Heinrich IV. und Heinrich V.,
  • G. Meyer von Knonau, Jahrbücher des deutschen Reichs unter Heinrich IV, ecc., VII, Lipsia 1907, pp. 61-62
  • Gregorii VII Registrum, a cura di E. Caspar, in Mon. Germ. Hist., Epistolae selectae, II, 1, 2, Berolini 1920-23
  • Histoire généalogique de la Royale maison de Savoye,I, Turin 1778, pp. 206-207;
  • I, Leipzig 1890, p. 257; III, ibid. 1900, pp. 206, 282, 314-315; IV, ibid. 1903, p. 174; C.W. Previté-Orton
  • Id., Tommaso I ed Amedeo IV,I, Torino 1940, p. 216.
  • K. Hampe, Deutsche Kaisergeschichte im Zeitalter der Salier und Staufer, 6ª ed., Berlino 1929
  • K. Lamprecht, Deutsche Geschichte, II, pp. 311-366, Berlino 1891 segg.
  • L. Tondelli, Matilda di Canossa, 2ª ed., Reggio Emilia 1925 (Collez. Canossa, I)
  • N. Grimaldi, La contessa Matilde e la sua stirpe feudale, Firenze 1928
  • Schmeidler, Kaiser Heinrich IV und seine Helfer im Investiturstreit, Lipsia 1927
  • T. Rossi-F. Gabotto, Storia di Torino, I, Torino 1914, p. 101
  • The early History of the House of Savoy, Cambridge 1912, pp. 231-232, 246 n. 5, 249-250;

Le fonti utilizzate da Golinelli alla voce dedicate a Matilde di Canossa sono consultabili al sito: http://www.treccani.it/enciclopedia/matilde-di-canossa_(Dizionario-Biografico)

Siti internet

Treccani, Enciclopedia. Agnèse di Poitiers. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/agnese-di-poitiers/.

—. Attoni di Canossa. s.d. Attóni di Canossa.

—. Azzo Adalbèrto marchese di Canossa. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/azzo-adalberto-marchese-di-canossa/.

—. Beatrice di Lorena marchesa di Toscana. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/beatrice-di-lorena-marchesa-di-toscana/.

—. Beatrice di Lorena, marchesa e duchessa di Toscana (Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 7). A cura di Margherita Giuliana Bertolini. 1970. http://www.treccani.it/enciclopedia/beatrice-di-lorena-marchesa-e-duchessa-di-toscana_%28Dizionario-Biografico%29/.

—. Bonifacio da Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 18 ). A cura di Gherardo Ortalli. 1975. http://www.treccani.it/enciclopedia/bonifacio-da-canossa_%28Dizionario-Biografico%29/.

—. Bonifàcio duca e marchese di Toscana. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/bonifacio-duca-e-marchese-di-toscana/.

—. Bonifacio, duca e marchese di Toscana. A cura di Antonio Falce. 1930. http://www.treccani.it/enciclopedia/duca-e-marchese-di-toscana-bonifacio_%28Enciclopedia-Italiana%29/.

—. Bonifacio, marchese e duca di Toscana. A cura di Margherita Giuliana Bertolini. 1971. http://www.treccani.it/enciclopedia/marchese-e-duca-di-toscana-bonifacio_%28Dizionario-Biografico%29/.

—. Corrado II (Enciclopedia-Dantesca). 1970. http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii_%28Enciclopedia-Dantesca%29/.

—. Corrado II detto il Salico (Dizionario-di-Storia). 2010. http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii-detto-il-salico_%28Dizionario-di-Storia%29/.

—. Corrado II imperatore, detto il Salico. A cura di Vito Antonio Vitale. 1931. http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii-imperatore-detto-il-salico_%28Enciclopedia-Italiana%29/.

—. Corrado II imperatore, detto il Salico. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/corrado-ii-imperatore-detto-il-salico/.

—. Donizone di Canossa. A cura di Giuseppe Rotondi. 1932. http://www.treccani.it/enciclopedia/donizone-di-canossa_%28Enciclopedia-Italiana%29/.

—. Enrico III (deto il Nero). s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-iii-imperatore-detto-il-nero/.

—. Enrico III imperatore, detto il Nero (Enciclopedia Italiana). A cura di Giovanni Soranzo. 1932. http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-iii-imperatore-detto-il-nero_%28Enciclopedia-Italiana%29/.

—. Enrico IV Imperatore (Enciclopedia-Italiana). A cura di Giovanni Soranzo. 1931. http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-iv-imperatore_%28Enciclopedia-Italiana%29/.

—. Enrico IV imperatore. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-iv-imperatore/.

—. Enrico V (Enciclopedia Italiana). A cura di Giovanni Soranzo. 1932. http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-v-imperatore_%28Enciclopedia-Italiana%29/.

—. Enrico V. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/enrico-v-imperatore/.

—. Goffredo conte di Buglione - Enciclopedia Dantesca (1970). A cura di Francesco Frascarelli. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/goffredo-conte-di-buglione_%28Enciclopedia-Dantesca%29/.

—. Matilde di Canossa (Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 72. A cura di Paolo Golinelli. 2008. http://www.treccani.it/enciclopedia/matilde-di-canossa_%28Dizionario-Biografico%29/.

—. Matilde di Canossa (Enciclopedia-Dantesca). A cura di Simonetta Saffiotti Bernardi. 1970. http://www.treccani.it/enciclopedia/matilde-di-canossa_%28Enciclopedia-Dantesca%29/.

—. Matilde di Canossa. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/matilde-di-canossa/.

—. Papa Gregorio VII - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 59. A cura di Ovidio Capitani. 2002.

—. Papa Gregorio VII - Enciclopedia Italiana (1933). A cura di Giovanni Soranzo. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/gregorio-vii-papa-santo_%28Enciclopedia-Italiana%29/.

—. Tedaldo marchese di Canossa. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/tedaldo-marchese-di-canossa/.

Treccani, Encilclopedia. Duchi di Lorena. s.d. http://www.treccani.it/enciclopedia/duchi-di-lorena/.

 

 

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Note

[1] Mancano infatti nelle rappresentazioni, che si potrebbero definire basilari per avere un’idea della genealogia canossiana, lo sposalizio tra Beatrice e Bonifacio, la nascita dei tre figli, la morte del marchese e dei figli ad eccezione di Matilde; le prime e seconde nozze di Beatrice e quelle di Matilde, il rapimento da parte di Enrico III che ebbe un ruolo non indifferente così come il figlio nella storia dell’Impero e dell’Italia del nord sotto i Canossa. Ancora, mancano gli eventi successivi alla scena del Perdono o Umiliazione di Canossa, come il reciproco tradimento dei due avversari, Imperatore e Papa e alleati relativi poi la triste fine di entrambi e la salita al trono di Enrico V che ristabilirà la pace e sarà lui ad incoronare Matilde viceregina d’Italia.

[2] Laura Mancinelli, Il Principe Scalzo. Il romanzo che trae spunto dalla vicenda del Perdono di Canossa o dell’Umiliazione, narra anche degli eventi precedenti e successivi a questo incontro, divenuto proverbiale per indicare un ravvedimento; ma accenna anche ad un rapporto di natura amorosa tra Enrico e Matilde. È probabile che i due si conoscessero personalmente avendo trascorso Matilde molto tempo in Germania, specie durante la sua prigionia sotto Enrico III Imperatore che avvenne quando era ancora una bambina. Enrico e Matilde erano entrambi sposati, adulti quando avvenne il formale incontro a Canossa e non erano ormai più tanto giovani, considerando la vita media di quei tempi. Nessuna fonte, di nessun partito, ha mai accennato ad una simile relazione che però non è errato né peccato ipotizzare, nemmeno nelle righe più scadenti usate per umiliare l’avversario.

[3] Egli era il padrino dell’Imperatore e insieme a Matilde fu mediatore dell’incontro di Canossa, pur tenendo le parti della riforma gregoriana.

[4] Aveva infatti emanato con una bolla con cui scioglieva i vassalli e quanti avevano giurato fedeltà ad Enrico dall’obbligo di servirlo e in occasione dell’evento di Canossa, non lo reclamò.

[5] Era molto più vecchio di Enrico IV e aveva giocato un ruolo fondamentale sin dalla sua tenera età nell’indebolire l’Impero a proprio vantaggio, forse col chia Figlio del conte Kuno di Rheinfelden, nel 1057 profittando della minore età dell'imperatore e re di Germania Enrico IV ne rapì la sorella Matilde di Franconia che poi chiese in sposa due anni più tardi, ottenendo anche il ducato di Svevia e l'amministrazione del regno di Borgogna. Matilde morì poco dopo nel 1060. Nel 1067 Rodolfo sposò Adelaide di Savoia, figlia di Oddone I di Savoia. Per diversi anni fu un fedele alleato di Enrico IV, di cui era cognato sia per parte della prima che della seconda moglie. Fu al suo fianco nelle guerre in Turingia e in Sassonia, e gli diede un grande contributo per la vittoria nella prima battaglia di Langensalza. In seguito alla lotta per le investiture fra papato e impero e alla scomunica di Enrico IV, Rodolfo tramò insieme ad altri nobili tedeschi per spodestare l'imperatore. Anche dopo l'andata a Canossa di Enrico egli continuò la sua opera, appigliandosi al fatto che Gregorio VII aveva revocato la scomunica a Enrico, ma non la dichiarazione di decadenza dal trono. Così il 15 marzo a Forchheim (Baviera) Rodolfo venne eletto re da alcuni principi tedeschi guidati dall'arcivescovo di Magonza Sigfrido e, incoronato il 26 marzo nel Duomo di Magonza, si impegnò a rispettare il carattere elettorale della monarchia e a restare sottomesso al Papa. Ma subito dopo l'incoronazione il popolo di Magonza, rimasto fedele a Enrico IV, si sollevò e Rodolfo dovette fuggire, riparando in Sassonia. Non potendo più rientrare in Svevia cedette il ducato al figlio Bertoldo e stabilì la sede del suo regno in Sassonia a Würzburg. L'imperatore Enrico IV allora, convocata nel 1077 la dieta di Ulm, gli tolse il ducato di Svevia, che diede poi a Federico I di Svevia. ro disegno in mente di accaparrarsi quanti più feudi possibili e puntare un giorno alla corona, magari rivendicandola.

[6] Favorito anche dalla morte di Rodolfo dopo la battaglia di Hohenmölsen (novembre del 1080), Enrico IV decise di risolvere le sue questioni con il papato con un atto di forza e nel 1083 occupò Roma, costringendo Gregorio VII a rifugiarsi a Castel Sant'Angelo.

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